Nacque a Loyola (Spagna) nel 1491. Fu fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti).
Crebbe non applicandosi mai troppo agli studi, preferendo divertimenti quali il ballo
e il canto.
Sino al 1517 trascorse una vita agiata.
Poi, partecipò alla difesa della città di Pamplona, attaccata dal re francese Francesco I e fu ferito gravemente ad una gamba, Dopo molte cure e sofferenze, rimase zoppo.
Nei lunghi giorni della degenza, lesse alcune celebri vite di santi e cominciò la sua conversione religiosa.
Visitò la Terra Santa e il monastero benedettino di Monserrat dove, nel 1522,
entrò lasciando i suoi abiti militari. Nel 1534 fondò la Compagnia di Gesù.
Morì a Roma il 31 luglio del 1556 e venne proclamato santo nel 1622.
Il nuovo Ordine religioso fu approvato il 3 settembre 1539 da Papa Paolo III nella Rocca Pia a Tivoli, dove era in vacanza, dopo che Ignazio aveva atteso a Tivoli alcune settimane prima di essere ricevuto dal pontefice.
Fu in quegli anni che si accese una sanguinosa disputa tra i Castellani
(abitanti di Castel Madama) e i Tiburtini, a causa delle tasse da pagare per il transito delle merci attraverso Tivoli.
Nel 1540 i Castellani incendiarono la Porta San Giovanni
(presso l’Ospedale di Tivoli).
I Tiburtini, dopo che si furono vendicati, ricostruirono la Porta sulla quale scrissero: “Ignitas portas extinsit sanguine Tibur”
e cioè “Tivoli estinse col sangue le porta bruciate”.
Il cardinale Bartolomeo della Queva cercò di placare gli animi, ma solo l’intervento di Ignazio riuscì infine a ristabilire la pace.
Il cardinale, tra l’altro, bonificò la zona delle sorgenti delle Acque Albule, realizzando un canale di deflusso sino al fiume Aniene.
La Rocca Pia fu fatta edificare dal papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) nel 1461, a cavallo delle mura cittadine costruite da Federico I Barbarossa, fortificandole e ampliandole, per controllare la strada per l’Abruzzo ma anche per dominare la ribelle città di Tivoli.
Sul portale di ingresso alla Rocca c’è scritto come ammonimento:
“Grata bonis, invisa malis, inimica superbis sum Tibure: enim sic Pius instituit”
e cioè: “Eccomi, sono qui per te, o Tivoli, benvista dai buoni, malvista dai cattivi, nemica ai superbi: poiché Pio II così volle”.