La città di Tivoli è circondata da numerose locations che offrono la possibilità di praticare attività all’aperto durante tutto l’anno, adatte ad ogni fascia d’età.
A Monte Catillo, lungo la sua splendida cornice paesaggistica immersa nel verde, si possono fare trekking e lunghe passeggiate a cavallo, percorrendo diversi percorsi come il sentiero di “Dea Bona” o “del Crinale”, noto per i suoi reperti storici.
Monte Catillo, detto anche “Monte della Croce” per una croce in ferro posta alla sua sommità, si estende per circa 1340 ettari compresi nel Comune di Tivoli: la ricchezza del suo patrimonio botanico e faunistico lo rende unico per il raro microclima, creato dalla presenza delle cascate e dalla presenza di numerose specie di piante diverse, molte delle quali in via d’estinzione.
L’attività di trekking all’interno della Riserva è organizzata in sentieri segnati, percorribili sull’intera area, con partenze da diversi punti all’interno della città di Tivoli, contrassegnati, all’inizio e agli incroci, da una bandierina rossa e bianca, che riporta il numero del sentiero.
Dislivello: mt 118
Tempo di percorrenza: h 1.10
Grado di difficoltà: escursionistica (E)
In partenza dal parcheggio di Colle Ripoli si percorre il sentiero per 15 minuti fino ad incontrare una falesia alta circa 30 mt detta “Le Roccette” ; si continua il sentiero per altri 10 minuti, fino a trovare una voragine detta “Monte Spaccato” profonda 112 mt. Il sentiero continua con il percorso detto “Dei Cacciatori” . Nella parte finale del percorso si raggiunge il Monte S.Angelo dove si trovano gli antichi ruderi della “Dea Bona”.
Altri sentieri nelle vicinanze: Sentiero “Di Pomata”(n. 551/a), Sentiero “Arcese”(n. 551/b), Sentiero “La Cerra”(n. 552).
Dislivello: mt 380
Tempo di percorrenza: h 2
Grado di difficoltà: escursionistica (E)
Con questo trekking, ideato alla fine degli anni novanta, si esplorano in diverse giornate cinque aree protette, iniziando proprio dalla Riserva Naturale di Monte Catillo, proseguendo nel Parco Regionale dei Monti Lucretili, nel Parco Regionale dei Monti Simbruini, nella Riserva Regionale di Zompo lo Schioppo, fino a giungere nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
La recente versione della Via dei Lupi prevede 14 tappe più alcune varianti da Tivoli fino all’arrivo a Civitella Alfedena, con l’inserimento di un percorso da anello di 5 tappe nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
I princìpi ispiratori di questo cammino coniugano la promozione e la valorizzazione dei territori attraversati con la corretta conoscenza del lupo, il predatore per eccellenza dell’Appennino.
Nell’ultimo decennio del XIX secolo è stato dedicato al pittore paesaggista Enrico Coleman un trekking di più giorni in ricordo di un cammino di quattro giorni per le montagne dei Simbruini che l’artista e l’allora segretario della Sezione CAI di Roma, l’ing. Martinori, fecero nel lontano 1881.
La coppia di escursionisti prese la carrozza da Tivoli per giungere a Subiaco, per poi raggiungere a piedi, passando per Vallepietra, Camerata Vecchia e Camerata Nuova, la cittadina di Arsoli e qui riprendere la corriera per Tivoli.
Quando in epoca più recente fu creato il sentiero Coleman, su iniziativa del Parco regionale dei Monti Simbruini in collaborazione con il Parco regionale dei Monti Lucretili, venne esteso nella sua lunghezza originaria facendolo proseguire proprio fino a Tivoli, luogo effettivo di partenza, attraversando così anche le montagne dei Lucretili e la catena della Riserva Naturale di Monte Catillo, dove corrisponde al tracciato del sentiero 331.
Durante l’intero percorso, il protagonista trasferì le proprie impressioni su un taccuino attraverso note scritte e disegni, tratteggiando in particolare i personaggi incontrati, i paesi, la natura, gli splendidi panorami, e soffermandosi spesso sulla flora locale.
Questo diario di viaggio è considerato un documento storico del tempo per le sue testimonianze (osservazione dei lavori quasi ultimati della ferrovia Tivoli-Sulmona e documentazione di come ancora si vivesse nell’arroccato villaggio di Camerata Vecchia, oggi borgo abbandonato).
Enrico Coleman, apprezzato principalmente per i paesaggi della campagna romana, e per le vedute del Gran Sasso, ritrasse anche piante, fiori ed orchidee, tanto da creare una raccolta di ottantatré tempere denominata Orchideomania birmana.
In ricordo di questa sua passione gli è stata dedicata un’orchidea: l’Orchis X Colemanii, ibrido tra Orchis mascula e Orchis pauciflora.