“I percorsi turistico-culturali” della Città di Tivoli attualmente sono quattro:
Si tratta di passeggiate che si traducono in un’esperienza immersiva, salubre e stimolante, da svolgere all’aria aperta, senza particolari difficoltà.
La Strada del Pizzutello è un percorso unico perché fonde l’archeologia monumentale con il paesaggio rurale, svelando la routine quotidiana di una Tivoli intima, fiera e indissolubilmente legata alla sua terra: la pendolarità quotidiana della popolazione rurale tiburtina, che storicamente transitava oltre le mura, per raggiungere gli spazi agricoli periurbani.
È un nuovo itinerario turistico che si snoda attraverso due importanti vie di comunicazione funzionali storiche:
Il percorso si basa sulle origini storiche della Città di Tivoli, caratterizzata dal corso del fiume Aniene che ne lambisce l’abitato fin dalle origini, muovendo i mulini per le granaglie e l’olio lungo la sponda sinistra.
In questo punto, in particolare, sul Ponte Gregoriano, il fiume e la sua storia rappresentano lo spartiacque storico e urbanistico più importante per il territorio tiburtino.
Nei secoli, infatti, L’Aniene è sempre stato un fiume dal regime idraulico potente e incline a piene improvvise. Quando si verificavano forti precipitazioni, la spinta delle alluvioni diventava incontrollabile.
In passato, la città utilizzava sbarramenti artificiali per mantenere alto il livello delle acque e alimentare la fitta rete di canali e “forme” (spesso sotterranei) che servivano le officine locali.
Ogni volta che forti piogge o alluvioni abbattevano queste dighe, l’economia cittadina subiva gravi blocchi a causa dell’interruzione dell’acqua nei canali.
Dopo la storica rotta dell’Aniene del 16 novembre 1826, causata da una straordinaria e potente ondata di piena, che recò ingenti danni alla città, avvenne la grande riforma idraulica di Papa Gregorio XVI (1832-1840) con la grande opera di ingegneria idraulica che, attraverso la quale due gallerie nel cuore di Monte Catillo, portò a deviare per sempre il corso del fiume, lontano dall’abitato.
L’itinerario attraversa la Cittadella medievale, ricca di palazzi nobili e testimonianze archeologiche, per terminare negli Orti dei Produttori di Uva Pizzutello di Tivoli, ai piedi della Grande Cascata artificiale, cuore pulsante di Villa Gregoriana, testimonianza nobile della natura modificata del fiume Aniene, generatrice dell’effetto aerosol e del pulviscolo acqueo che generano un perfetto equilibrio di croccantezza, dolcezza e idratazione esclusivo per l’orgoglio gastronomico di Tivoli.
L’itinerario che si snoda da Via del Colle alla Strada del Tartaro rappresenta un eccezionale esempio di ‘paesaggio culturale e antropico’. La rilevanza di questo percorso non risiede unicamente nella densità di strutture archeologiche d’epoca romana e medievale, ma nel suo valore di via di comunicazione. Attraversa le mura storiche e scende lungo la vallata degli orti, seguendo il mormorio dell’acqua del Canale degli Ortolani che raccoglie le acque derivate dal fiume Aniene, canalizzate originariamente per scopi monumentali (l’alimentazione dei giochi d’acqua di Villa d’Este) e industriali.
Il Canale degli Ortolani, integrato in questo tessuto viario, funge da connettore non solo idraulico ma anche sociale, avendo modellato per secoli i ritmi di vita, di lavoro e l’economia di sussistenza della comunità locale.
Superato il nucleo urbano, la rete idrica si dirama in una maglia di condotte e chiuse minori che distribuiscono la risorsa idrica per gravità lungo i terrazzamenti.
Dal punto di vista idrogeologico, questo costante scorrimento superficiale e sotterraneo rappresenta il fattore limitante e qualificante per la coltivazione del Pizzutello di Tivoli (noto localmente anche come “uva corna”). Questa varietà di Vitis vinifera, caratterizzata da acini arcuati e croccanti, trova in Via degli Orti e Strada del Tartaro il suo territorio d’eccezione grazie a specifici meccanismi fisiologici:
– il Pizzutello necessita di un apporto idrico costante ma non eccessivo durante la fase di accrescimento della bacca. L’acqua del canale, fluendo regolarmente senza ristagni, assicura il turgore cellulare della polpa, determinando la tipica consistenza croccante e la resistenza della buccia.
– l’assenza di stress idrico permette stomi costantemente aperti, ottimizzando la fotosintesi clorofilliana. Questo si traduce in un accumulo bilanciato di zuccheri (soluti) e acidi organici nell’acino, definendo il profilo organolettico unico di questa cultivar.
– sinergia con i muretti a secco: Il sistema idrico lavora in simbiosi con i terrazzamenti in pietra locale. I muretti trattengono il terreno e accumulano calore solare durante il giorno, mentre il canale garantisce che l’apparato radicale profondo della vite non soffra la siccità estiva, massimizzando l’efficienza d’uso dell’acqua.
Ecco i monumenti principali che si incontrano lungo questo specifico itinerario:
Il percorso nel centro storico di Tivoli costituisce un’importante attrazione culturale per i visitatori della nostra città.
L’itinerario, che parte dalla Rocca Pia e termina al Museo della Città, prende in esame monumenti di varia tipologia, che evidenziano la complessità e la vitalità di Tivoli; i tredici pannelli didattici (con sintesi in inglese), che coprono un arco cronologico che va dall’età romana all’epoca moderna, segnalano e illustrano alcuni aspetti della storia di Tivoli nei secoli, in un confronto costante con l’architettura e lo sviluppo urbano.
Il “Percorso piranesiano” è un itinerario che si snoda nel centro della città con l’allestimento di 13 pannelli che raffigurano i principali monumenti tiburtini che il grande architetto Giovanni Battista Piranesi riprodusse nelle sue opere.
Partendo dai templi dell’acropoli tiburtina, si scende lungo via del Colle davanti all’ingresso di Villa d’Este; si sosta, poi, nella piazza San Nicola, in prossimità del Santuario di Ercole Vincitore, per continuare sino ad arrivare al monumento noto come “Tempio della Tosse”.
L’itinerario si conclude al Mausoleo dei Plauzi Silvani.
La via di Pomata è da sempre una delle passeggiate più amate dai tiburtini: lo splendido panorama,
i resti archeologici e gli ulivi secolari la rendono un luogo particolare, apprezzato anche da molti pittori paesaggisti.
La strada venne aperta nel 272-270 a.C., come via di servizio dei quattro acquedotti di Roma provenienti dalla Valle dell’Aniene (Anio vetus, Acqua Marcia, Aqua Claudia e Anio novus) che l’intersecano o l’affiancano, quasi sempre interrati.
Il percorso di via Pomata, lungo circa 5 km, termina dopo il ponte sul fosso di Pussiano, quando si entra nel comune di San Gregorio da Sassola.
Dalla via di Pomata, attraverso un itinerario di collegamento che inizia poco prima della “Girata delle Carrozze”, si arriva alla strada dei Colli di Santo Stefano e da lì al percorso san Marco-Pisoni, che conduce fino a Villa Adriana.
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