La Nostra Storia

La Città di Tivoli

LA CITTA’ DI TIVOLI (ca.55.000 abitanti – alt. 235 m s.l.m.) collocata nell’entroterra est della provincia di Roma lungo il fiume Aniene, affluente del Tevere, insieme al suo territorio occupa le pendici dei Monti Tiburtini, tra la Campagna romana ad ovest e Castel Madama e Vicovaro ad est.

A nord-est si trova la riserva naturale di Monte Catillo. L’Aniene determina i confini comunali tra la zona di Albuccione e il VI Municipio romano; le sue acque, utilizzate fin dall’antichità per alimentare acquedotti, e successivamente come risorsa per la produzione industriale e per l’energia idro-elettrica, caratterizzano il paesaggio naturale con le cascate tanto apprezzate nella storia da artisti di tutto il mondo.

L’antica città latina di nome Tibur si vanta di essere più antica di Roma; la storiografia la vuole fondata il 5 aprile 1215 a.C. Nel libro VII dell’Eneide, Virgilio la ricorda con l’epiteto di “superbum”, ed il motto Tibur Superbum campeggia ancora oggi nello stemma cittadino.

La sua ottima posizione geografica favorì, in realtà, l’insediamento di popolazioni fin dalla preistoria, come testimonia la Grotta Polesini, una delle più importanti stazioni del paleolitico superiore in Italia. Lungo il ripido pendio sulla riva sinistra dell’Aniene, dove confluivano diversi sentieri di transumanza, si colloca il Santuario di Ercole Vincitore, altissimo esempio di architettura romana di epoca Repubblicana.

Tivoli ha goduto fin dai tempi antichi di condizioni favorevoli sia dal punto di vista climatico che strategico, dal momento che controllava le strade del centro Italia da Roma verso l’Abruzzo. La via Tiburtina, antichissima via di transumanza tra l’Appennino Centrale e la valle del Tevere ricalca il tracciato dell’arteria principale di collegamento da Roma a Tivoli (Tibur); assumendo il nome di Via Tiburtina Valeria, consentiva di raggiungere il mare Adriatico, terminando a Pescara (Aternum).

Nell’età preromana Tivoli gravitava nel latino Latium Vetus pur risentendo di forti influssi sabini; la sua storia arcaica è legata alle vicende della Lega Latina, nata in funzione antiromana, alla fine del VI sec. a. C.; Tibur partecipò nel 496 a. C. alla battaglia del lago Regillo nella quale le città latine vennero sconfitte e legate a Roma da un trattato di alleanza (foedus Cassianum).

Il V secolo fu il periodo delle lotte contro gli Equi che dall’alta valle dell’Aniene tendevano a migrare verso il territorio romano.

Quando il conflitto tra i Latini e Roma si concluse, nel 338 a.C., con la sottomissione del Latium e lo scioglimento della Lega Latina, Tivoli divenne civitas foederata con Roma, conservando la sua autonomia territoriale.  In seguito combatté a fianco di Roma durante la seconda guerra punica.

Dopo il passaggio da Repubblica a Impero Tibur, luogo di passaggio di ben quattro acquedotti di Roma provenienti dall’alta Valle dell’Aniene (Anio Vetus, Acqua Marcia, Aqua Claudia e Anio Novus), si consolidò come centro commerciale e residenziale, divenendo sede di molte ville di ricchi romani, come testimoniano i numerosi resti della villa di Orazio, di Bruto e Cassio, di P. Quintilio Varo, di Manlio Vopisco..). Il culmine di questi insediamenti fu rappresentato nel II secolo d.C. dalla villa dell’Imperatore Adriano, costruita tra il 118 e 138 d.C. Nel 275 vi passò i suoi ultimi giorni la regina Zenobia di Palmira.

Dopo la fine dell’Impero alla città romana si sovrappose quella medievale, mediante considerevoli interventi di ristrutturazione urbanistica che videro, primo fra tutti, la sostituzione del Foro con il Duomo di San Lorenzo.

La diffusione del Cristianesimo nell’area tiburtina, infatti, risale all’epoca apostolica; il primo Papa tiburtino fu Papa Simplicio (468-483), a lui si attribuisce l’organizzazione della diocesi e la costruzione delle prime chiese, come San Pietro alla Carità e San Silvestro.

Tivoli mantenne una discreta posizione di autonomia religiosa e politica fino all’alto Medioevo, quando fu coinvolta nella Guerra Gotica (535-553), conflitto che oppose i Bizantini agli Ostrogoti; quest’ultimi conquistarono più volte la città per il controllo di Roma.

Al termine del conflitto, quando avvenne la definitiva sconfitta dei Goti ad opera di Narsete (553), fu compresa nei territori appartenenti alla Chiesa diventando sede del rettore del patrimonium Sabinense.

Nel IX secolo, come molte altre città del Lazio, fronteggiò le incursioni Saracene che da Roma risalirono l’Aniene, occupando la campagna tiburtina fino alla definitiva sconfitta avvenuta nella battaglia di Ostia nel 849. Nel X secolo avvenne finalmente una nuova espansione urbana; in quel periodo la città era suddivisa in regioni: Foro, Formello, Plazzula e Castrovetere a cui poco più tardi si aggiunse il Trevio.

Al tempo di Enrico IV (1084-1105) si rinforzò l’autonomia politica della città che divenne una salda roccaforte ghibellina nella lotta tra papato e impero; seppure fu sconfitta, nel 1143, dalle truppe di Innocenzo II, sostenne la politica di Federico I Barbarossa (1155-1190) e di suo figlio Enrico VI (1190-1197). Nel 1155 il Barbarossa, dopo aver ridotto all’obbedienza i Romani, si accampò con le sue truppe a Ponte Lucano dove i tiburtini gli consegnarono le chiavi della città; dopo poco tempo l’imperatore la rimise alla protezione di Papa Adriano IV. 

Con l’istituzione del Comune e grazie ad un accurato progetto di rinnovamento edilizio il tessuto urbano si popolò di palazzi residenziali e case torri. Dopo la morte di Federico II (1250) ripresero con veemenza i contrasti con Roma, che terminarono con l’inclusione di Tivoli nel Districtus Urbis.

Durante il periodo avignonese (1305-1377) la città fu presa da lotte interne scatenate dalle diverse fazioni che cercavano il potere fino a quando, con la costruzione della Rocca Pia (iniziata da Pio II nel 1461 e conclusa da Alessandro VI nel 1494) si consolidò la posizione di autorevole controllo del papato.

Presso la Rocca Pia gli storici riferiscono che nel 1539 ebbe luogo l’approvazione della Regola della Compagnia di Gesù, proposta da Sant’Ignazio di Loyola al Papa Paolo III, per mezzo del Cardinale Gasparo Contarini.

Nel 1550 fu nominato governatore di Tivoli il Cardinale Ippolito II d’Este (1509-1572), che realizzò la celebre Villa d’Este, esempio, capolavoro rinascimentale.

Altro vescovo significativo per la storia ecclesiastica tiburtina fu il Cardinale Giulio Roma, che ricostruì la Cattedrale di S. Lorenzo (1635-1640), indisse un sinodo (1637) e istituì il Seminario nel Rione San Paolo (1647).

Il 1700 fu il secolo del Gran Tour per Tivoli. I viaggi compiuti dagli intellettuali aristocratici del nord Europa avevano come tappa obbligata la città di Tivoli per le sue antichità ma anche per le bellezze paesistiche del luogo.

Nel periodo napoleonico Tivoli seguì le sorti di Roma; l’economia tiburtina era fiorente contando mole per cereali, mulini da olio, ferriere, ramiere, polveriere e cartiere.

La ripartizione dell’acqua dell’Aniene, che fino ad allora era stata catalizzata per l’utilizzo industriale, e paesaggistico, venne modificata dalla grandiosa opera di ingegneria idraulica promossa nel 1832 da Papa Gregorio XVI per incanalare le acque del fiume in un doppio traforo scavato nel monte Catillo, dando così vita ai Cunicoli Gregoriani e ai 120 metri di salto della nuova Cascata Grande.

Nel 1867 la città fu testimone della campagna dell’Agro romano per la liberazione di Roma con la colonna garibaldina Pianciani.

Nel 1886 fu la prima città in Europa ad utilizzare la corrente elettrica per l’illuminazione ordinaria e, nel 1892 il luogo dove si inaugurò la prima linea elettrica nel mondo di trasmissione in corrente alternata, che illuminò Roma.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu duramente bombardata dall’aviazione anglo-americana, che puntava ad interrompere i collegamenti ferroviari e stradali tra Roma e l’Adriatico.

Fino agli anni settanta del XX secolo Tivoli rimase città a vocazione fortemente industriale, con la centrale idroelettrica, le numerose cartiere e l’industria del travertino, la “pietra di Tivoli”, estratta fin dall’epoca romana nella prima cava del Barco, situata vicino a Ponte Lucano. Nel XVI sec. dalla stessa cava venne estratto il travertino necessario per la costruzione di S. Pietro.

Il turismo a Tivoli è sempre stato molto sviluppato, oltre alle celebri ville, ospita splendidi edifici di culto dislocati nel Centro Storico medievale attraverso il quale si compie il Percorso Museale, gestito direttamente dal Comune di Tivoli, che consente la visita del Museo della Città, in Piazza Campitelli, la Rocca Pia e l’Anfiteatro di Bleso.

Nel 1999 il sito archeologico di Villa Adriana è stato inscritto nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità UNESCO; nel 2001 ne è entrato a far parte anche Villa d’Este e Tivoli diventa una delle pochissime città ad avere 2 siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

Dal 2021, Tivoli si fregia del titolo di “città d’arte”. Inoltre annovera nel suo patrimonio storico-archeologico ben due siti UNESCO, Villa Adriana e Villa d’Este.

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