Tivoli, fin dalla sua origine e fino agli anni settanta del XX secolo è stata una città a vocazione fortemente industriale.
Da varie iscrizioni antiche, rinvenute e riportate dagli storici locali si ricava la notizia che esistevano collegi o università di artieri ed industrianti, enumerati nello statuto Tiburtino: università dei mercanti, macellai, fabbri, ortolani, mulinari, vetturali, bovattieri, calzolari e ciabbattini.
Dal 1641, sotto il Pontificato di Paolo V, e la direzione del Generale ecclesiastico Don Mario Farnese, furono introdotte in Tivoli delle maestranze specializzate nella produzione di armi da guerra.
Nel 1658 stante l’impegno del Cardinal Flavio Ghigi, Governatore di Tivoli con Antonio e Bernardino Bigoni di Bergamo, mercanti in Roma, fu intrapresa una grande manifattura di lana, esportata a basso prezzo anche all’estero.
Nel 1795, per opera di Papa Pio VI, sorse una grande stabilimento di lavori in ferro nel Santuario di Ercole Vincitore, chiamato l’Arsenale di Porta Scura. Già dai primi del ‘800, e fino al 1824, in esso vennero introdotte macchine cilindriche per la preparazione della canapa del lino senza bisogno di macerazione; pompe per estinguere gli incendi; utensili di ferro fuso; seghe idrauliche; torni a legno ed a metallo; macchine per fare le viti di ferro di qualunque dimensione, ed altri oggetti in ferro.
Nel 1826 il locale fu preso in affitto dal Sig. Antonio Carlandi cittadino tiburtino che lo condusse sino al 1830, in società con il Capitano Graziosi di Velletri, formando lo stabilimento di Tivoli Graziosi e Carlandi.
Lo stabilimento rientrò appieno nel programma economico generale di Papa Gregorio XVI che fece di Tivoli una delle città dello Stato Pontificio più progredita ed industrializzata.
PUNTI DI SOSTA DELL’ITINERARIO
Percorso cittadino:
Percorso extra-cittadino:
8. Ponte dell’Acquoria – Centrale Enel
9. Ponte Lucano
Punti panoramici:
Strada di Quintiliolo
Panoramica di Piazza Garibaldi
Nel 1846 lo stabilimento fu rilevato dalla Società Romana delle Miniere e delle lavorazioni di ferro, che riunì anche lo stabilimento di Terni.
Nello stesso periodo c’erano altre ferriere Santini, Pietrolini e Severi e due ramiere da maglio.
Anche la fabbrica delle Polveri da sparo e da caccia deve essere stata introdotta in Tivoli dalla Camera Apostolica; la fabbrica si trovava fuori la porta S. Angelo, in corrispondenza di Villa Gregoriana, presso i resti archeologici della villa di Vopisco.
Nello stesso luogo, dagli arbusti di nocchia, si ricavava il carbone che serviva alla produzione della polvere; nel 1663 la fabbrica saltò in aria arrecando gravissimi danni e la fabbricazione fu spostata fuori la città.
Un’altra industria importante fu quella della macinatura del grano e dei cereali. Nei mulini tiburtini, che sfruttavano la spinta dell’acqua del fiume Aniene, macinavano gli abitanti dei paesi vicini fino a quando ognuno di essi costruì le proprie mole.
C’erano anche molti mulini per le olive da cui si ricavava l’olio per la città e per l’esportazione.
Già nel 1597 esistevano molte conce per pellami.
Dal 1626 vi fu in Tivoli una stamperia di proprietà di Francesco Felice Mancini di cui esistono ancora alcuni libri stampati nell’Archivio comunale.
Un’altra industria era quella della preparazione della cartica, con cui si fabbricavano le scope, e del giunco (raccolto nella tenuta di Martellona) per fare i cestelli comunemente utilizzati per l’agricoltura.