Cunicoli Gregoriani

La costruzione dei cunicoli gregoriani

Era il mese di novembre 1826, il giorno 16, già da diversi giorni, incessanti piogge scioglievano il manto nevoso che giaceva abbondante sui monti dell’alta Valle dell’Aniene. Scendendo a valle in mille rivoli arricchiva la piena del fiume che, a Tivoli, si riversava dalla grande, antica cascata che si trovava nei pressi dell’acropoli tiburtina, provocando un rumore assordante che già esso incuteva grande timore. Coloro che avevano le case nelle vicinanze del fiume e che già tante volte avevano assistito all’opera distruttrice delle piene che da secoli erodevano l’alveo, notavano il progressivo sprofondarsi delle acque e lo scalzarsi della diga costruita per poter derivare l’acqua negli antichi canali di Tivoli necessaria ai tanti opifici le cui macchine erano mosse da questa forza.”

Come riferito da Sante Viola, scrittore tiburtino e testimone oculare, questo spaventoso rumore provocato dalla crescente, già straordinaria piena che trascinava con se tutto ciò che era riuscita a strappare dalle sponde e dalle campagne limitrofe, improvvisamente cambiò rumore e apparve alla vista della gente atterrita la causa di questo cambiamento: la furia delle acque aveva scavato una nuova strada in corrispondenza del muro d’argine destro del muraglione costruito nel 1489 da Lorenzo Pietrasanta.

Un disastro enorme: l’alveo del fiume cedette per circa nove metri, l’imbocco dei cinque canali sotterranei rimase all’asciutto e le diverse decine di opifici tiburtini si fermarono lasciando tutti senza lavoro, proprio nel momento in cui più c’era bisogno dei frantoi che attendevano l’imminente raccolta delle olive e delle mole per estrarre la farina destinata alla panificazione.

La piena travolse anche diversi edifici, compresa la chiesa di Santa Lucia, tutti inghiottiti dalla voragine che si era aperta e che continuava a espandersi erodendo il costone di appoggio della stessa Acropoli, la grotta di Nettuno, già rinforzata con un poderoso pilone che andava erodentosi a causa dei ripetuti, tremendi colpi inferti dalla violenza delle acque in caduta.

Papa Leone XII fece intervenire autorevoli tecnici che seguirono due strade: l’immediata riparazione dei danni e un bando teso a risolvere definitivamente il problema che ormai troppe volte si era manifestato.

Furono presentati ben 27 progetti con soluzioni diverse e nel mentre si eseguivano le riparazioni.

Papa Pio VIII, succeduto a Leone XII, riesaminò i progetti presentati e scelse quello ideato dall’ing. Clemente Folchi che prevedeva la deviazione del fiume nelle viscere del monte Catillo per aggirare così la città di Tivoli.

La morte di questo papa, avvenuta nel 1830, segnò una ulteriore battuta di arresto e solo il successore, Gregorio XVI, nel 1832 diede il via alla costruzione dei Cunicoli che presero il suo nome.

I lavori furono affidati al cardinale Rivarola che nominò l’ing. Clemente Folchi (progettista) quale direttore dei lavori e l’ing. Giacomo Maggi come ingegnere esecutore.

I lavori iniziarono il 6 luglio 1832

Nella fase di approntamento del cantiere, con i primi sterri, emersero subito un sepolcreto di epoca romana, un ponte della stessa epoca, il ponte dei Sepolcri, le mura di sostegno della sovrastante Via Valeria oltre ad antiche opere diverse fra cui vetusti acquedotti e numerosi reperti che furono catalogati e conservati.

Dopo le prime difficoltà di scavo, anche dovute alla durezza della pietra del colle, si affidarono, a sorte, i lavori a due differenti ditte che presero a lavorare sulle due estremità dei due Cunicoli seguendo turni avvicendati sulle ventiquattro ore.

Il Cunicolo Destro fu assegnato alla ditta di Giacomo Tosi, tiburtino, e quello sinistro alla ditta di Filippo Vannelli proveniente dal Lombardo – Veneto.

Tale organizzazione dei lavori diede i suoi migliori frutti. Le due ditte, stimolate da una specie di competizione, lavorarono di buona lena variando l’organizzazione dei cantieri in modo da essere più rapidi ed efficienti possibili date anche le dimensioni e le grandi difficoltà che l’opera presentava.

La notte del 4 novembre 1834, alle ore 3,30 cadde l’ultimo diaframma del Cunicolo sinistro fra le grida di giubilo degli operai della ditta Vannelli. Era il più corto: mt. 263 dei mt. 294 medi previsti dal progetto.

Il 27 novembre 1834, alle ore 23 cadde il diaframma del Cunicolo destro affidato alla ditta Tosi. Misurò 278 mt., 15 mt in più rispetto al sinistro.

I lavori di completamento durarono ancora diversi mesi, seguendo ingegnosi criteri di lavoro per completare lo scavo al disotto della quota del fiume. Le sistemazioni al contorno che videro la costruzione del nuovo Ponte Gregoriano, la formazione di quella che divenne Villa Gregoriana oltre a nuove sistemazioni, sia in alveo fluviale che nei terreni al contorno che erano stati sconvolti dai lavori.

I seguenti dati riassumono la mole di lavoro eseguita:

Movimenti terra: 70.888 mc; Taglio pietre: 59.161 mc; Mine esplose: n° 88.688 ; Alberi piantati: n° 7.321;

Giornate di operai: n°218.632 ; Infortuni delle maestranze: n° 348; Infortuni mortali: n° 5.

La grandiosa opera eseguita per salvaguardare la città fu inaugurata solennemente il giorno 7 ottobre 1835. Il papa Gregorio XVI assistette allo storico evento dal “Trono” situato sulla strada per Marcellina dove una targa in travertino ricorda l’avvenimento. Assistettero all’evento migliaia di cittadini provenienti da tutto il territorio della Valle e dagli Abruzzi, oltre che regnanti di altri Stati che non persero l’occasione di assistere allo storico evento.

 Le grandi piene successive dimostrarono che in assenza dei Cunicoli Gregoriani l’Acropoli Tiburtina non sarebbe più esistita

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