L’edificio, orientato astronomicamente, è a croce greca con perimetro esterno quadrangolare e ingresso probabilmente rivolto verso la strada. Sui lati erano presenti nicchie sormontate da archi a tutto sesto.
La pianta della cella è stata alterata da restauri moderni che hanno interessato soprattutto la parete Nord e i piedritti laterali. Dell’ossatura originaria della tomba rimangono i massicci pilastri angolari e metà della volta a botte il cui estradosso, non ammorsato alla copertura, è stato realizzato in una fase di cantiere successiva.
L’interno era in opera reticolata mentre il pavimento doveva essere interrato per 2,50 m circa, misura corrispondente al dislivello fra il piano attuale e il basolato della Tiburtina antica, scoperto dentro lo stabilimento delle Terme Acque Albule.
Il sepolcro fu erroneamente attribuito dagli studiosi locali a Marco Plauzio Lucano, in base a una falsa iscrizione che riportò Pirro Ligorio nel XVI secolo; secondo F.A. Sebastiani (in “Viaggio a Tivoli, antichissima città latino-sabina” del 1828) potrebbe appartenere, invece, alla gens nobiliare romana dei Cossinii, menzionati in un’altra iscrizione rinvenuta nei pressi del sepolcro, di cui non resta traccia.
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