Sinforosa (o Sinferusa) nacque a Tivoli nel I secolo, da nobile famiglia.
E’ venerata come santa e martire, assieme al suo sposo, San Getulio e ai suoi sette figli, Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Statteo, Eugenio, detti i sette martiri Tiburtini. E’ compatrona di Tivoli.
L’imperatore Adriano, fatta costruire la sua villa, la inaugurò con rito pagano. Ma gli oracoli, consultati dall’imperatore, risposero che gli dei erano tormentati da Sinferusa, già vedova di Getulio, martirizzato a Gabii (vicino l’attuale Zagarolo), e dai suoi sette figli, che continuavano ad invocare Dio. Adriano allora ordinò che Sinforosa fosse arrestata e condotta al tempio di Ercole, insieme ai suoi figli. Ma ella si rifiutò di sacrificare agli dei. Così, dopo averla torturata, le fece legare un masso al collo e la fece gettare nel fiume Aniene. Anche i sette figli non si piegarono ad adorare gli dei e allora l’imperatore li fece torturare ed uccidere.
I loro corpi furono gettati in una fossa sulla via Tiburtina, al nono miglio da Roma.
In questo luogo, detto “ad septem fratres”, Papa San Simplicio fece costruire una chiesa, divenuta una delle più importanti basiliche paleocristiane. Il suo rudere è ancora visibile al Km. 17,300 della via Tiburtina, a destra per chi va verso Tivoli.
Le reliquie di Santa Sinforosa furono custodite, dopo varie vicende, nella Chiesa di S. Sinferusa o del Gesù a Tivoli (che era a Piazza Sabucci, nell’area dell’attuale ingresso delle Scuole Elementari), completamente distrutta dai bombardamenti del 26 maggio 1944. Si dice, peraltro, che sotto la ex chiesa di San Vincenzo a Tivoli (che è ancora visibile nell’omonima piazza) c’era una grotta dove la Santa si sarebbe rifugiata con i sette figli per scampare all’imperatore.
Il Martiriologio Romano commemora Santa Sinforosa il giorno 18 luglio. La sua morte si fa risalire, infatti, a quel giorno dell’anno 135 (o 138).