Emilio Segrè (1905-1989), tiburtino, Premio Nobel per la Fisica 1959
Emilio Gino Segrè nacque a Tivoli probabilmente il 30 o il 31 gennaio 1905 anche se fu registrato all’Anagrafe il 1° febbraio. Era il terzo di tre figli maschi (i fratelli erano Angelo e Marco). Il padre Giuseppe Abramo Segrè, industriale, divenne proprietario delle Cartiere Tiburtine e fu anche amministratore di Villa d’Este, allora proprietà dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo.
La madre Amelia Susanna Treves, figlia d’un noto architetto fiorentino, morì nell’ottobre del 1943 deportata ad Auschwitz. Emilio frequentò le scuole elementari e medie a Tivoli. Sino alla prima ginnasiale, studiò nel Regio Convitto Nazionale “Amedeo di Savoia Duca di Aosta” di Tivoli. Successivamente a Roma frequentò il Ginnasio Mamiani.
Dopo le scuole superiori, nel 1922 si iscrisse al primo anno di Ingegneria nell’Università di Roma, nonostante la sua vera passione fosse la fisica.
Giunto alla fine del quarto anno, conobbe Enrico Fermi, Professore di Fisica Teorica, e decise di passare agli studi di Fisica. Si laureò nel luglio 1928 proprio con Fermi e, dopo il servizio militare, si dedicò a ricerche di spettroscopia atomica, in parte nel gruppo dei Ragazzi di via Panisperna composto da Enrico Fermi, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Bruno Pontecorvo, Oscar D’Agostino e Ettore Majorana.
Nel 1934, Emilio Segrè iniziò a dedicarsi alle ricerche in fisica nucleare e sulla spettroscopia atomica condotte con Enrico Fermi e incentrate principalmente sullo studio dei neutroni, che portarono alla scoperta dei “neutroni lenti”, fondamentali per lo sviluppo dell’energia nucleare.
Nel novembre 1935 vinse un concorso per la cattedra di Fisica Sperimentale all’Università di Palermo. Il 2 febbraio 1936, nella Grande Sinagoga di Roma aveva sposato Elfriede Spiro (1907-1970), conosciuta a Roma due anni prima.
Era un’ebrea tedesca scappata da Breslavia ed emigrata in Italia a causa delle leggi antisemite (in Germania dal 1935 – in Italia dal 1938).
Dal matrimonio sarebbero nati tre figli: Claudio (nato il 2 marzo 1937 a Palermo), seguito da Amelia (nata il 9 novembre 1942) e Fausta (nata il 7 novembre 1945), entrambe a Los Alamos.
Nel novembre del 1937 Emilio Segrè aiutò l’amico Ettore Majorana ad ottenere la cattedra di Fisica Teorica all’Università di Napoli: senza concorso, ma “per chiara fama”. A soli 31 anni.
Nell’estate 1938 decise di andare negli Stati Uniti per studiare alcuni radioisotopi. Lì apprese che in Italia il Governo fascista aveva promulgato le leggi razziali, per le quali aveva perso il posto di professore.
Scrisse alla moglie di raggiungerlo con il loro primo figlio Claudio, che non aveva ancora due anni. Qui le sue ricerche procedettero con successo.
Nel 1941 sviluppò alcuni metodi per l’analisi isotopica dell’Uranio che poi risultarono di grande importanza per la nascita della pila atomica e degli ordigni nucleari. Nel 1946 ebbe una cattedra all’Università di California, dove insegnò fino al 1972.
Scoprì gli elementi tecnezio (che è il principale radionuclide utilizzato nella medicina nucleare in campo diagnostico), astato e plutonio-239 (l’esplosivo nucleare). Nel 1955 scoprì l’antiprotone nelle interazioni protone-nucleone ad alta energia. Per questo, nel 1959 gli venne conferito il “Premio Nobel per la Fisica” insieme a Owen Chamberlain.
Nel 1970, durante un viaggio in Italia, morì la moglie Elfriede; due anni dopo, nel 1972, sposò in seconde nozze Rosa Mines (1926-1997), uruguaiana, che aveva conosciuto nel 1966. Nel 1974 tornò a Roma per tenere corsi di Fisica nucleare e conferenze.
Morì il 22 aprile 1989 a Lafayette, in California.
[Gli ex-Alunni del Convitto Nazionale hanno eretto ad Emilio Segrè un busto bronzeo, opera del m° tiburtino Elverio Veroli. Alla cerimonia del 7 giugno 2003 furono padrini il prof. Antonino Zichichi e il prof. Giuseppe Franco Bassani, Presidente della Società Italiana di Fisica.]