L’acqua è parte integrante del patrimonio culturale di Tivoli.
Lungo le rive del fiume Aniene si sono, infatti, sviluppate le prime forme di aggregazione comunitaria nel Paleolitico Superiore e, in seguito, l’acqua è stata protagonista dello sviluppo di interi settori del territorio urbano: ne sono mirabile testimonianza Villa Gregoriana e Villa d’Este.
L’Aniene, dopo aver superato i rilievi appenninici, giunge a Tivoli e, attraversati i cunicoli gregoriani, compie il fragoroso salto della Grande cascata proseguendo il suo corso nelle grotte di Nettuno e della Sibilla ove produce un turbinoso rimbombo che, in tempi non troppo lontani, si combinava con quello delle macchine degli opifici, mosse dall’energia stessa del fiume.
Dopo il salto, il fiume cambia carattere proseguendo il suo corso con lenti meandri nell’agro romano dove si congiunge al Tevere.
Prima, però, raccoglie le acque dei canali sotterranei (Spada, Casacotta, Forma, Brizio, D’Este) compiendo cadute di varia altezza che fino all’Ottocento hanno distinto il profilo del Santuario d’Ercole Vincitore trasformato per scopi utilitari in un labirinto di acque sotterranee destinate anche ad alimentare la centrale idroelettrica dell’Acquoria e ad irrigare gli orti di pizzutello.
Attraversando la città questi canali alimentano le numerosissime fontane che caratterizzano il tessuto urbano di Tivoli poiché attorno ad essa si allestisce una piazza, si snoda un crocevia, si dà vita a un luogo di incontro.
Tivoli è stata la prima cittadina al mondo illuminata con luce elettrica il 29 agosto del 1886 quando 160 lampade da 50 candele, 150 lampade da 32 e 16 candele più 5 grandi fanali di 500 candele fissati nelle piazze principali furono attivati dalla linea elettrica della centralina di Vesta.
Il 4 luglio del 1892 per la prima volta al mondo la corrente elettrica alternata fu “lanciata” a distanza per circa 30 km da Tivoli (centrale dell’Acquoria) a Roma (Porta Pia).
Attraverso grandi e piccole opere idrauliche la forza potenziale del fiume, che a Tivoli compie un salto di più di cento metri verso la campagna romana, è stata ingabbiata e sfruttata per produrre energia idroelettrica.
Attraverso canali sotterranei (alcuni di antica costruzione) condotte forzate ecc. l’acqua del fiume è stata sfruttata dalle varie società e aziende e dalle centrali e centraline costruite sul territorio tiburtino.
La piccola centralina detta di Vesta fu inaugurata nel 1886.
Fu costruita dalla S.F.I. Società delle Forze Idrauliche (rappresentata da Vincenzo Cantoni e poi Giuseppe Segrè) proprio sopra le cascatelle tiburtine e ne sfrutta le acque.
Da essa partì la corrente che alimentò per la prima volta le prime luci di illuminazione pubblica.
Una seconda centrale fu costruita subito sotto al salto di Mecenate e sfrutta le acque provenienti dai canali Forma e Brizio e dal canale Villa d’Este, acque che già venivano sfruttate nelle officine della ex villa di Mecenate in corrispondenza oggi del ritrovato Santuario di Ercole Vincitore.
Da questa prese avvio il primo esperimento di trasmissione a distanza di corrente elettrica alternata del 1892.
La realizzazione della più potente centrale dell’Acquoria venne ultimata all’inizio nel 1842.
La potenza idraulica derivava da sopravanzi dell’acquedotto dell’Acqua Marcia, dall’acquedotto della Società per le Forze idrauliche che raccoglieva le acque già usate in diversi piccoli opifici e dal canale Canevari (sotto le Cascatelle) e dall’omonima diga di sbarramento (a valle della Grande Cascata) costruiti ad hoc per raccogliere e convogliare le acque alla centrale.
Sempre di quel periodo fu la costruzione del canale industriale detto Canevari.
Successivamente vennero costruiti la diga e il canale Vescovali sulla sponda destra dell’Aniene. Anche le acque così raccolte serviranno al funzionamento e potenziamento della Centrale dell’Acquoria.
Video inaugurazione della nuova centrale idroelettrica Acquoria