Via del Travertino

Nel Rinascimento erano note una serie di fornaci, indicate come “Le Calcare di Tigoli”, usate per la produzione della calce, sfruttando le scaglie della “testina” (così denominata perché costituiva lo strato superficiale e quindi “di testa” del banco di Travertino).

La ripresa a pieno ritmo dell’attività estrattiva si verificò tuttavia nella seconda metà del XVI secolo, quando le paludi della zona furono definitivamente prosciugate.

All’inizio del XVI secolo l’antica cava del Barco fornì i blocchi di Travertino destinati alla costruzione di Villa d’Este e alla ricostruzione della basilica di San Pietro.

In questo periodo si costruirono numerosi casali per alloggiare le numerose maestranze impiegate nell’estrazione, lavorazione e trasporto del travertino; tra questi, uno, in località Fosse di Guidonia fu realizzato su progetto di Gian Lorenzo Bernini. Nella seconda metà del XVI secolo, il nuovo governatore di Tivoli, il cardinale Ippolito d’Este, fece costruire sul margine Nord della sua tenuta di caccia che confinava con la Cava del Barco un bellissimo casale con scuderie e foresterie, il Casale del Barco.

La Cava del Barco venne sfruttata anche nei secoli successivi, sebbene in maniera limitata, riprendendo la sua piena attività dal 1870 circa quando Roma divenne la Capitale del nuovo Regno d’Italia. Dalla realizzazione dei Muraglioni del Tevere, commissionati nel 1871 a seguito della piena del fiume, l’attività estrattiva del travertino romano ha infatti ripreso a pieno ritmo, sostenuta dalla nuova domanda del mercato locale, nazionale e estero e che hanno fatto la loro comparsa agli inizi del Novecento.