Nel cuore di Tivoli, lungo l’affascinante percorso che costeggia la Via degli Orti, si cela un patrimonio storico di straordinaria suggestione: il complesso delle antiche Polveriere e la Chiesa di Santa Barbara. Un viaggio tra archeologia industriale, storia pontificia e devozione popolare, dove il passato industriale della città si intreccia con i resti della Tivoli romana.
La Protezione di Santa Barbara e la Storia delle Polveriere
Passeggiando lungo quella che un tempo era nota come la “Strada delle Polveriere” – un’arteria che si staccava dalla via Tiburtina per raggiungere la storica Porta del Colle – ci si ritrova immersi nel luogo in cui Tivoli produceva la polvere da sparo per lo Stato Pontificio.
Non è un caso che la piccola chiesa del complesso sia dedicata proprio a Santa Barbara: la santa è infatti la tradizionale protettrice di artiglieri, artificieri e di tutti coloro che maneggiano sostanze esplosive.
La storia di questi impianti fu segnata anche da eventi drammatici:
La prima polveriera tiburtina sorgeva sui ruderi della villa romana di Manlio Vopisco, ai piedi del Monte Catillo (presso l’attuale Largo S. Angelo). Nel 1663, un violentissimo incendio la fece esplodere, causando gravi danni alle abitazioni circostanti. A seguito delle proteste dei cittadini, il Comune chiese al Papa di spostare la produzione altrove.
Per ragioni di sicurezza, i marchesi Nerli decisero di impiantare il nuovo complesso nell’area meridionale del Santuario di Ercole Vincitore (all’epoca identificato come Villa di Mecenate). L’impianto venne suddiviso in più edifici staccati tra loro per evitare che un eventuale incendio si propagasse a tutto il sito.
Agli inizi dell’Ottocento, la Camera Apostolica prese il controllo diretto degli impianti, noti con suggestivi nomi storici come Polveriera della Macchia, Vecchia Polveriera e Mulino di San Ignazio.
La Chiesa di Santa Barbara e i suoi Restauri
La Chiesa di Santa Barbara, fulcro spirituale dell’area lavorativa, testimonia l’attenzione e la cura che le varie istituzioni e società hanno riservato al sito nel corso dei secoli, come raccontano le epigrafi conservate al suo interno:
Un’iscrizione divisa in due riquadri ricorda i lavori di restauro promossi da Belisario Cristaldi, prefetto dell’Erario Pontificio:
BELISARIVS CRISTALDI / AERARII PRAEFECTVS
AERE PVBLICO / RESTAVRAVIT AN MDCCCXXVIII
(Belisario Cristaldi, Prefetto dell’Erario, restaurò a spese pubbliche nell’anno 1828)
Nel 1898 il complesso passò alla Società Romana di Elettricità (S.R.E.), i cui maestri e operai si occuparono di un ulteriore intervento di restauro nel secondo dopoguerra, ricordato da un’epigrafe del 1948:“Operum Praebitores S(ocietatis) R(omanae) E(lectricae roboris) RESTAVRAVERVNT anno domini MCMXLVIII”. (Le maestranze della Società Romana di Elettricità restaurarono nell’anno del Signore 1948)